Quando i condomini rischiano di pagare i debiti dei morosi: criticità e divisioni sulla norma 2026

Quando i condomini rischiano di pagare i debiti dei morosi: criticità e divisioni sulla norma 2026

Matteo Casini

Dicembre 22, 2025

Nel governo si è scatenato un vivace confronto sul progetto che mira a riformare le regole condominiali in Italia. Una delle misure più discusse riguarda l’introduzione della responsabilità solidale per i costi comuni: in pratica, se un condomino non versa la sua quota, gli altri potrebbero essere chiamati a coprirla. Non si tratta di una modifica da poco, perché potrebbe stravolgere le relazioni ormai radicate nelle assemblee condominiali. A questa novità si aggiungono requisiti più severi per gli amministratori degli immobili, figure chiave nella gestione. Un altro punto significativo impone che tutti i pagamenti passino attraverso un conto corrente intestato al condominio; un modo per rendere più trasparenti le operazioni finanziarie. Il testo è in esame alla Camera, ma si prevedono discussioni piuttosto intense prima di giungere a una versione definitiva.

La responsabilità solidale per le spese condominiali

Di fatto, la proposta allargare la responsabilità per le spese a tutti i proprietari è una novità condita da qualche polemica. Nel concreto, se un condomino resta indietro con i pagamenti, gli altri potrebbero dover saldare la parte mancante in base ai millesimi di proprietà. Nasce così una risposta più concreta ai frequenti casi di morosità che si registrano soprattutto in realtà urbane grandi, dove il numero dei condomini è elevato e i mancati pagamenti fatti in passato sono un problema noto.

Quando i condomini rischiano di pagare i debiti dei morosi: criticità e divisioni sulla norma 2026
Quando i condomini rischiano di pagare i debiti dei morosi: criticità e divisioni sulla norma 2026 – immobiliarezetabi.it

Il testo introduce però anche un meccanismo – non banale – di azione di regresso: chi anticipa la quota può poi chiedere o meglio pretendere la restituzione dal condomino moroso. Un cambiamento che, come spesso accade, genera un certo nervosismo tra chi abita nei grandi complessi, dove la convivenza non è mai semplice. Chi vive in contesti condominiali articolati lo sa bene: la gestione dei ritardi nei pagamenti resta uno dei nodi più difficili.

Nel dibattito politico la proposta incontra resistenze anche dentro la stessa maggioranza. C’è chi ritiene che il carico ricada troppo su chi è sempre puntuale. Ma – d’altra parte – qualcuno spinge per approfondire e valutare strade diverse. Il tema non è leggero e la discussione parlamentare si annuncia lunga, densa di punti da chiarire.

Nuove competenze e controlli per gli amministratori condominiali

Secondo il progetto, cambiano le carte in tavola anche per chi amministra gli immobili. Per svolgere l’incarico, da ora in poi, servirà almeno una laurea triennale in discipline economiche, giuridiche, tecnologiche o scientifiche. Una svolta tutt’altro che marginale, che punta a rendere più professionale la figura dell’amministratore – spesso accusata, a torto o a ragione, di scarsa trasparenza o competenza. Chi ora ricopre quel ruolo e appartiene a categorie come geometri, periti o ragionieri potrebbe restare fuori da questo requisito, ma chi si candiderà per la prima volta dovrà averlo, punto.

Ma non solo: è previsto che gli amministratori si iscrivano obbligatoriamente a un elenco ufficiale, gestito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il mandato durerà un anno, rinnovabile automaticamente salvo revoca esplicita. Questi cambiamenti rispondono a una necessità – evidente – di maggiore controllo e tracciabilità delle persone che gestiscono patrimoni comuni, spesso ingenti e delicati.

Non mancano novità per i revisori contabili: nei condomini con più di 20 unità abitative la nomina di un revisore diventa obbligatoria. La sua responsabilità sarà quella di verificare trimestralmente i rendiconti. Se i condomini non lo nominano, sarà il giudice a intervenire, assegnando l’incarico per 2 anni senza possibilità di rinnovo automatico. Anche i revisori dovranno iscriversi a un albo ministeriale e rischiano sanzioni in caso di inadempienze. Quella che può sembrare una stretta potrebbe cambiare gli equilibri del settore: da un lato più professionalità, dall’altro una barriera più alta per accedere.

Tracciabilità dei pagamenti e reazioni alla riforma

Tra le novità più nette, la riforma impone che ogni operazione economica collegata al condominio entri nel circuito di un conto corrente dedicato. Ogni versamento, anche quello fatto direttamente dal singolo a un fornitore esterno, dovrà essere registrato e contabilizzato ufficialmente a favore del condominio. Nessuna scappatoia, insomma.

L’obiettivo dichiarato è ridurre le dispute nate da conti poco chiari nelle grandi realtà abitative – che spesso sono un vero nodo – e garantire una “visione” più limpida delle entrate e uscite. Un aspetto parecchio sentito in città affollate come Roma o Milano, ma anche in tante altre località.

Nonostante le buone intenzioni, la proposta ha raccolto voci critiche, anche tra i partiti che la sostengono. Si punta il dito contro la troppe ampie responsabilità patrimoniali e sui nuovi requisiti per gli amministratori, giudicati pesanti. Tanti chiedono di allargare il confronto, coinvolgendo più soggetti, per non trasformare tutto in un’onerosa sorpresa per chi abita e lavora nei condomìni.

Il percorso in parlamento si preannuncia tortuoso e con vari aggiustamenti. Vale la pena ricordare che la revisione del Codice Civile in tema condominiale mancava da quasi 13 anni – e da allora le esigenze abitative, così come il mercato, sono cambiate assai.

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