Vendere la casa prima di 5 anni: perché si perde il bonus prima casa e come evitarlo

Vendere la casa prima di 5 anni: perché si perde il bonus prima casa e come evitarlo

Matteo Casini

Dicembre 22, 2025

Non è raro sentire di chi vende la prima casa prima che passino cinque anni dall’acquisto e si ritrova con qualche grana fiscale, specie se ha approfittato del bonus prima casa. Il punto da considerare bene riguarda soprattutto i tempi e le modalità per non perdere l’agevolazione, soprattutto quando si pensa di acquistare un altro immobile entro dodici mesi dalla vendita. Ecco, non basta firmare un contratto preliminare per salvarsi, la legge è più severa di quanto si immagini.

Gli ultimi chiarimenti sono chiari: occorre arrivare al rogito, all’atto definitivo – niente è valido solo con il preliminare – per non decadere dal bonus fiscale. La normativa richiede che la nuova casa diventi residenza entro un anno dalla cessione della prima. Dunque: si può avere un compromesso, ma senza l’atto finale si rischia di perdere le agevolazioni e dover restituire imposte con gli interessi, senza scampo.

La regola in questione si trova nella Nota II-bis, allegata al Testo unico dell’imposta di registro, che stabilisce come la decadenza scatti se, nei cinque anni successivi all’acquisto agevolato, si vende senza comprare subito un altro immobile da destinare a residenza principale. È una disposizione applicata rigorosamente – specie nelle grandi città, dove la rotazione abitativa è alta e le tempistiche vanno calibrate con attenzione.

Un dettaglio che spesso passa in secondo piano riguarda il valore fiscale del solo preliminare: non è sufficiente per far valere il riacquisto. In pratica, il preliminare lega le parti a un futuro passaggio di proprietà, ma non ne sposta i termini. Chi si affida solo a questo per mantenere il bonus prima casa potrebbe ritrovarsi a dover pagare inaspettati conguagli fiscali e interessi.

Il ruolo del ravvedimento operoso in caso di decadenza dall’agevolazione

Se si perde il diritto alle agevolazioni sulla prima casa, il ravvedimento operoso può rimettere le cose a posto, limitando problemi con il fisco. È una strada che permette di regolarizzare la propria posizione pagando la differenza tra l’imposta ordinaria e quella agevolata, più gli interessi di mora, evitando così sanzioni più pesanti. Serve però agire con pochi indugi, entro un anno dalla vendita.

Vendere la casa prima di 5 anni: perché si perde il bonus prima casa e come evitarlo
Una mini casa sta in precario equilibrio su una pila di monete, simbolizzando l’instabilità delle finanze se si vende casa troppo presto. – immobiliarezetabi.it

Chi vuole utilizzare il ravvedimento deve presentare una specifica richiesta all’ufficio dove è stato registrato l’atto di vendita, dichiarando che non ha intenzione di acquistare un’altra casa nei tempi fissati. Così, l’ente tributario recupera quanto dovuto senza aggiungere penalità. Spesso questa opzione è trascurata – eppure può salvare da guai fiscali, soprattutto se il riacquisto non si fa o si decide di rinunciare.

Nel mercato immobiliare delle grandi città, dove tutto si muove veloce e cambia spesso, questa prassi può fare la differenza tra una spesa fiscale contenuta e sanzioni salate. Se si presenta la domanda troppo tardi o non si comunica nulla, allora purtroppo si rischiano oneri più elevati e difficoltà con il fisco, aspetti che – diciamolo – spesso vanno fuori dalla portata di chi segue il mercato sul campo.

Le nuove tempistiche per la vendita e il riacquisto dell’immobile preposseduto

Negli ultimi tempi la legge di Bilancio ha allungato da uno a due anni il tempo per vendere l’immobile preposseduto da chi ha beneficiato del bonus prima casa. Vale per chi ha già comprato un altro immobile agevolato e deve sbarazzarsi della vecchia abitazione entro il nuovo termine.

Questa proroga è pensata soprattutto per chi si trova nella situazione di dover vendere una seconda casa con bonus, per poterne acquistare una nuova. Serve quindi molta attenzione per non perdere i vantaggi fiscali, anche se restano fermi il limite dei cinque anni per evitare la decadenza e il vincolo del riacquisto entro dodici mesi dalla vendita, regole rigide e senza scappatoie.

Le interpretazioni ufficiali ribadiscono che le norme agevolative si applicano senza possibilità di estensioni improprie. Anche con la nuova scadenza bisogna tenere d’occhio tutte le condizioni – e rispettarle – per non veder sfumare il bonus prima casa. E poi, basta un dettaglio – come spesso accade – per complicare ogni cosa.

Insomma, capire bene queste regole aiuta a muoversi in sicurezza quando si fanno operazioni immobiliari, soprattutto nelle grandi città dove la mobilità abitativa non si ferma mai. Un occhio alle scadenze e un po’ di prudenza evitano brutte sorprese fiscali e mantengono vivo quel supporto fiscale che, diciamolo, fa sempre comodo nel mercato immobiliare italiano.

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